ASSESSORI E DI SAIA STIPENDI RIDOTTI. D’ANIELLO DAL PM

scafati solidale uomo ragnoImmacolata Di Saia potrebbe non essere più direttore generale al Comune di Scafati, con un risparmio per l’ente di circa 80mila euro l’anno. La decisione spetta alla giunta Aliberti. La «super-segretaria comunale», indagata insieme a sette assessori, al vicesindaco Salvati e al sindaco Pasquale Aliberti con l’accusa di presunto falso ideologico per le delibere di giunta emesse da settembre 2010 a dicembre 2011, potrebbe ricevere il «foglio di via», ma solo per la mansione di direttore generale. Resterebbe infatti comunque «operativa» al comune di Scafati ma solo come segretaria comunale. Se la Di Saia, con la doppia mansione, percepisce circa 160mila euro lordi l’anno, con il taglio delle spese e dei ruoli, l’ente risparmierebbe
circa la metà. È stato questo l’argomento all’ordine del giorno della riunione di giunta tenutasi ieri sera, alle 20, a Palazzo Meyer. Gli assessori hanno discusso sul «taglio agli indennizzi per politici e dirigenti». Con il provvedimento, i dirigenti comunali percepirebbero uno stipendio ridotto del 10 per cento. Inoltre, sarebbero tagliati, sempre del 10 per cento, anche gli stipendi del sindaco Aliberti, del vicesindaco Salvati e degli assessori Fele, Cirillo, Coppola, Grandito, Di Rosa e D’aniello. In realtà, gli indennizzi degli amministratori della squadra Aliberti erano già congelati da circa un anno.

Nuovi sviluppi, intanto, sul terremoto giudiziario che ha scosso l’amministrazione municipale dopo l’accusa, ipotizzata dalla Procura della Repubblica del Tribunale di Nocera Inferiore, di aver «dichiarato falsamente la presenza, durante le sedute di giunta, di assessori, in realtà, assenti». L’assessore Guglielmo D’Aniello è stato ascoltato per tre ore dal magistrato. D’Aniello sarebbe andato dal pm Roberto Lenza per dire la «sua verità» sull’accusa di falso ideologico sulle delibere di giunta. Durante il primo interrogatorio di garanzia D’Aniello, sulla scia dei colleghi di giunta indagati, si era appellato alla facoltà di non rispondere. Poi avrebbe avuto un nuovo incontro con il magistrato, sembrerebbe perché convocato, in cui avrebbe deciso di rompere il muro del silenzio. L’interrogatorio, si sarebbe svolto venerdì mattina al tribunale di Nocera Inferiore. In compagnia del suo legale, Francesco Matrone, D’Aniello sarebbe stato ascoltato per ben tre ore dal magistrato. E, stavolta, la sua deposizione non si sarebbe risolta nel silenzio. Un interrogatorio, insomma, che potrebbe far emergere dati utili alla conclusione delle indagini ancora in corso.

La notizia dell’interrogatorio a sorpresa è trapelata soltanto ieri ma, al momento, D’Aniello non conferma e non smentisce, appellandosi al “no comment” e dichiarando: «Non voglio che si speculi su una vicenda giudiziaria ancora in corso». Il primo ed unico, sinora, a rompere il tabù del silenzio agli interrogatori di garanzia, era stato l’assessore Sabato Cozzolino. Anche per lui l’interrogatorio dinanzi al pm Lenza, era durato ben tre ore. Poi, dopo soli tre giorni, Cozzolino si era dimesso dalla giunta prendendo definitivamente le distanze non solo dalla «strategia del silenzio» dei colleghi assessori, ma anche dalla squadra Aliberti. Sulla scia di Cozzolino, ora anche per l’assessore D’Aniello si scatenano le voci di possibili dimissioni. Nonostante la notizia dell’interrogatorio fosse rimasta segreta, Palazzo Meyer, ieri mattina, era in fermento in attesa di conoscere le scelte dell’assessore. Ma D’Aniello smentisce categorico: «Per il momento non mi dimetto: non ho niente di cui pentirmi o da cui dissociarmi. Oggi, non ho motivi per abbandonare».

Floriana Longobardi – Il Mattino

 

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